Trees of Mint: nuovo disco S/T – la recensione

Trees Of Mint è un progetto musicale ideato da Francesco Serra, classe 1980 chitarrista e compositore autodidatta. Nel 2007 registra il suo primo album in studio “Micro Meadow…” disco che contiene dieci pezzi per chitarra elettrica, voce, loop-machine e batteria. Ma è all’inizio del 2008 che esce il suo vero disco d’esordio “Here I Stay records” il quale ottiene ottime recensioni dalla critica nazionale. Nel corso degli anni, Serra abbandona l’uso della voce e di qualsiasi altro strumento concentrandosi sulle potenzialità espressive della chitarra elettrica. Dal 2010 collabora inoltre con “Home Movies”, l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia, e questo gli consente di focalizzare la sua ricerca sulle relazioni tra il suono e le immagini. A Giugno 2011 registra il suo nuovo disco, che contiene quattro composizioni strumentali per sola chitarra elettrica e loop-machine. Il disco è stato registrato e mixato nelle Continua a leggere “Trees of Mint: nuovo disco S/T – la recensione”

Honeybird & the birdies: il nuovo disco “You should reproduce” – la recensione

300Honeybird & the birdies sono una delle band più bizzarre e geniali presenti sul territorio italico. Escono il 24 ottobre 2012 con il loro nuovo album “You should reproduce”. Tre personaggi eccentrici che partendo da una bislacca matrice di world music miscelano sonorità brasiliane, indie-rock, psichedelia tropicale e punk. Los Angeles, Catania e Torino sono le loro città di provenienza. Charango, batteria e basso i loro strumenti principali. Tutti cantano, tutti ballano. Tante lingue e dialetti. Coreografie folli e divertenti. Sono uno spettacolo coinvolgente, come una piccola orchestra, capace di dar vita ad un grandioso baccanale, riempendo di fisicità e colori il palcoscenico. Nel 2010 è uscito il loro primo album “Mixing Berries” (Duckhead Green Music) che ha riscosso grandi consensi sia di critica che di pubblico (il brano “Don’t trust the butcher” viene inserito nella colonna sonora del film di Carlo Mazzacurati “La Passione”). Il loro nuovo album “You Should Reproduce” uscito per “La Famosa Etichetta Trovarobato” vede la produzione di Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa) ed il mix di Tommaso Colliva. Honeybird & the birdies è stata la prima band in Italia a superare una quota di oltre 7.000 dollari Continua a leggere “Honeybird & the birdies: il nuovo disco “You should reproduce” – la recensione”

KEITH TIPPET_GIOVANNI MAIER: Two For Joyce – Live in Trieste"

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I jazzisti Keith Tippet e Giovanni Maier  si ritrovano a lavorare nuovamente insieme e presentano un nuovo lavoro dal titolo ”Two For Joyce – Live in Trieste” in uscita oggi, 19 Febbraio per Long Song Records/Audioglobe. Keith Tippett, pilastro del pianismo jazz/avant inglese ed europeo da oltre quarant‘anni, e Giovanni Maier, tra i migliori e più rispettati bassisti jazz nostrani, si conoscono da tempo ormai. Hanno già suonato insieme in passato nell‘ensemble “Viva La Black“ del trombettista Pino Minafra. Ora, ritrovati a suonare in duo, durante la rassegna “Le Nuove Rotte del Jazz“, ci regalano la magia di questo live. Two For Joyce, una composizione di un unica traccia, in cui i virtuosismi del “genere” rendono appieno la bravura dei  due musicisti. Molto lo spazio dedicato alle improvvisazioni, un susseguirsi di note, che rendono un atmosfera dolce ed onirica, che viene squarciata da brevi ed intensi stati aspri ed irrequieti, che ti riportano con i piedi per terra. Un unione quella di Keith Tippet e Giovanni Maier che unisce due stili differenti in unica esperienza musicale che si intreccia perfettamente.

Info: Giovanni Maier

Perlè – Quanto tempo resta: la recensione

cop_low_resIl cantautore veronese Gianluigi Scamperle in arte Perlè arriva al secondo appuntamento discografico dal titolo “Quanto tempo resta”(La Rosa Records/ distr. Venus). Con la produzione artistica di John Agnello (Mark Lanegan), Diego Sapignoli e Antonio Gramentieri (Steve Wynn, Ribot e Hugo Race), JD Foster basso in “Vertigine” e Israel Nash Gripka nel pezzo “Luna piena”. Un album con scenari molto cupi, tra suoni post-rock, western e murder ballads, i testi che ballano tra il sacro e il profano, o il bene e il male dipende dai punti di vista. Intriso di citazioni dagli indiani d’America a Jim Morrison, collaborazioni di e grosso calibro e di tutto rispetto, un album autoreferenziale che verrebbe da dire. Oltre le referenze quest’album contiene molta intimità, o meglio molta forza nell’espressione degli stati d’animo di Perlè. Un album decisamente Rock, ci sarebbe piaciuto un po’ più colorito con il “peccato”. Con qualche dose in più sperimentazione e scacciando i fantasmi del primo lavoro IL BLU E Il NERO .Quanto tempo resta – traccia per traccia 

1 – SOLAMENTE AMORE NON CI SALVERA’ è un’accusa rivolta a tutti gli illusionisti dell’amore, della fede e di ciò che viene etichettato come buono o non buono. Ogni cambio nasce solo da rivoluzioni. E qui, Continua a leggere “Perlè – Quanto tempo resta: la recensione”

Giuradei, Radio Pop e le Orecchie del Coniglio: recensione del live

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Avevamo voglia di perderci. Per questo venerdì sera siamo andati ad ascoltarlo, Ettore Giuradei, all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare. Perché la sua musica è di quelle che ti allungano le orecchie come un coniglio, ma poi ti attraversano anche gli occhi, e lui, invitandoti “a un banchetto di vino e carne” (“Era che così”), capita che trascini via nell’incanto onirico o nell’incubo, ma con la leggerezza del pianoforte e dei violini. Per questo eravamo curiosi, e attendevamo contenti la pubblicazione del nuovo lavoro del musicista e compositore bresciano, che si chiama proprio “Giuradei”, come lui e suo fratello Marco, da sempre complice del “fattaccio”. In uscita per Picicca Dischi questo lunedì 11 febbraio, il quarto disco della band si avvale della collaborazione di Alessandro Pedretti alla batteria, Nicola Panteghini alla chitarra elettrica e Giulio Corini al basso , oltre che della partecipazione di numerosi altri musicisti, tra cui Depedro dei Calexico, alla chitarra in Senza di noi. Venerdì sera. La sala dell’Auditorium di Radio Pop è gremita di gente che aspetta che Ettore, già sul palco, finisca l’intervista in diretta per il network, e incominci il concerto. Notiamo cheha un fare per nulla ammiccante o vanitoso, ma tratta il suo lavoro come un artigiano il legno che ha modellato, e fa sorridere quel po’ di timidezza che traspare da come si muove. Quando il piano che introduce il primo pezzo dell’album incrementa progressivamente il suo ritmo, capiamo di trovarci di fronte a un concerto rock, e che l’urgenza di temi più attuali e politici fa il verso a sonorità decisamente più graffianti rispetto al passato. Le dieci canzoni di “Giuradei” hanno smesso di inerpicarsi per stradine tortuose e avvincenti, e vagano attraversando la realtà, alla quale danno una lettura più cruda, ma senza mai perderne in capacità evocativa. Non da poco. Un sound più semplice, che non ha bisogno di procedere per stacchi temporali e virtuosismi strumentali, ma esiste perché ci sono i papalagi, i bianchi coloni e corruttori della terra di Samoa; “questa scuola di coglioni” che “fanno anche i professori/ e non scopano abbastanza. Oppure esiste perché deve riconoscere una verità che, per quanto chiara, succede che riesca a nascondersi pure dietro a una corda di violino; “è la tristezza che ci nasconde/ perle coperte di polvere” (La Tristezza). Bello anche l’incipit di Mi dispiace amore mio, dove sonorità da cabaret corrono dietro a rumorose incursioni elettriche, in un legame molto veloce. Insomma, le orecchie del coniglio che esce dal cilindro non ci sono più. Ma le nostre, di orecchie, sono rimaste lunghe per tutto il concerto. E pure tutto il resto se l’è vista bene. Ascoltatelo!

Margherita D’Andrea

Punkreas il nuovo tour al Live Club di Trezzo: foto e recensione

[shashin type=”photo” id=”173″ size=”medium” columns=”max” order=”user” position=”left”]La data al Live Club di Trezzo lo scorso 1 Febbraio, è stata la prima del nuovo Tour dei Punkreas, ma possiamo tranquillamente affermare che non si è trattato di un semplice concerto, bensì di una sorta di festival del punk rock “made in Italy”. Lo spettacolo inizia verso le 22:30, con l’esibizione della prima band in scaletta, ovvero i Totale Apatia. La band, originaria di Brescia, è sulla scena punk italiana da più di 15 anni, e fresca fresca di un nuovo album, intrattiene il pubblico del Live per una buona mezz’oretta, con pezzi punk rock molto veloci e molto carichi. Dopo di loro, è il turno dei brianzoli Water Tower; anche qui stiamo parlando di una band storica, dato che la loro prima formazione risale addirittura al 1986. Il loro genere è orientato più verso lo ska-core rispetto al tradizionale punk rock. Durante la loro esibizione il locale inizia ad affollarsi e partono i primi “poghi”. A locale ormai completamente pieno, inizia il live degli headliner della serata, i PunkreasI Punkreas, attivi dal 1989, sono probabilmente la band più energica, vitale e rappresentativa della scena punk rock italiana e non hanno certo bisogno di grandi presentazioni. Oltre alla presenza dei 5 membri ufficiali (ovvero Cippa, Flaco, Paletta, Noyse e Gagno) sul palco presenzia anche Continua a leggere “Punkreas il nuovo tour al Live Club di Trezzo: foto e recensione”

Meg e Colapesce – Bipolare Tour: live report e foto di una simbiosi incredibile

[shashin type=”photo” id=”59″ size=”medium” columns=”max” order=”user” position=”left”]Serata musicale che promette suggestioni ed emozioni variegate, elettronica e cantautorato fusi insieme come una leggendaria figura mitologica o un esperimento di provenienza aliena. Oppure, diciamocela tutta, l’incontro di un alternanza di due condizioni opposte, l’incontro avvenuto su di un satellite, della reginetta dell’alternative italiana e il nuovo principe dell’indipendenza, Colapesce e Meg, arrivati al Magnolia con il loro Bipolare Tour, lo scorso 31 gennaio. Un incontro che porta all’interno dello stesso show atmosfere acustiche ed elettroniche, suoni analogici e digitali, energia pulsante ed intime emozioni.meg.colapesce-30 Entrambi i protagonisti della serata, oltre la voce ci mettono le mani, entrambi ci mettono il suono oltre che la voce, Meg con gli amati giocattoli della mela di cupertino e vari altri effetti elettronici, e Colapesce si alterna tra chitarra e percussioni. Il risultato sorprendente,il pubblico coinvolto che canta e ascolta, come ipnotizzati. Due diversi repertori, lontani, due facce diverse, un unica grande emozione.

Se volete un assaggio di ciò che è la “simbiosi” sintonizzatevi su Continua a leggere “Meg e Colapesce – Bipolare Tour: live report e foto di una simbiosi incredibile”

Nadar Solo: il nuovo disco "Diversamente, come?" – la recensione

NadarSoloEsce il 29 Gennaio per Massive Arts/Self il nuovo disco dei Nadar Solo, “Diversamente, come?”. La band si era già fatta apprezzare da pubblico e critica per il suo primo lavoro “Un piano per fuggire” del 2010, a seguito del quale i tre ragazzi torinesi avevano avuto modo di intraprendere un corposo tour e di aprire durante il 2012 i concerti di Bugo, The Niro, Pan del Diavolo, Perturbazione e Amor Fou, oltre a figurare tra le 5 band di supporto ufficiali del tour 2012 del Teatro degli orrori. Escono oggi con un concept album nato senza accordi. Uno spazio altro dominato da un fil rouge silente e prodotto da un’urgenza condivisa, da un bisogno naturale di raccontare storie simili. “Diversamente, come?” è un diario di amori falliti per incapacità, di vite in stand by ammalate di impotenza. Un taccuino di pensieri riportato attraverso gli occhi di anime perdute in un paese devastato emotivamente e psicologicamente. Una lista della spesa sporca e disordinata scritta con la bocca impastata, quando ci si risveglia il “giorno dopo e la testa ronza ancora”. La traccia 3 “Il vento” è stata scritta assieme a Pierpaolo Capovilla (voce del Teatro degli orrori) ed è il primo singolo estratto dal disco. Molto interessanti e profondi i testi (uno su tutti quello della traccia 8 “Perso”, brano creato con la collaborazione a testo e arrangiamenti di Gigi Giancursi e accompagnato dal violoncello di Elena Diana, entrambi membri dei Perturbazione) e il sound che, pur non sfuggendo alla poco originale moda indie, trova in questo trio nuovo slancio e nuova vitalità. Non saranno orecchiabili come certi Zen Circus e nemmeno taglienti come certi Verdena o Luci della centrale elettrica ma hanno una grande capacità di sorprendere (specie in brani come “La ballata del giorno dopo” o “Non conto gli anni”). Possiedono una singolare capacità di raccontare e un “fiero cipiglio” che non ha niente di arrogante ma è solo manifestazione di una grande personalità e di una splendida profondità, di un tratto tra musica e parole che somiglia ad un triste sorriso in cammino verso l’orizzonte. Da ascoltare, in attesa curiosa di una serata live.

I Nadar Solo sono: Matteo De Simone (voce, basso), Federico Puttilli (chitarra, cori), Alessio Sanfilippo (batteria, cori).

Info: http://www.facebook.com/nadarpress/info

Sound & Comfort Winter Festival: Quando la città fa buona musica (di martedì)

IMG_0125Al Sound&Comfort Winter Festival, in rassegna lo scorso 29 gennaio al Teatro Martinitt (zona Lambrate), noi ci siamo arrivati da intrepidi (e trafelati) viaggiatori della notte metropolitana, già assordati dal traffico e dai fumi dell’inverno milanese, e ardentemente in attesa di buttarci alle spalle clacson e imprecazioni varie. Al calduccio, coccolati dalle poltroncine rosse, con un professionale colpetto di tosse ci siamo preparati all’ascolto di Alessandro Grazian, venuto con la sua band  a presentare  “Armi”, ultimo lavoro uscito nell’ottobre del 2012, e Umberto Maria Giardini (ex Moltheni), pure lui al rientro sulla scena, dopo quasi tre anni, con “La dieta dell’imperatrice”.

Quando Grazian sale sul palco, capiamo da subito che ci siamo incamminati su sonorità lontane dallo stile tendenzialmente cantautoriale al quale molte delle precedenti sue apparizioni ci avevano abituati. E’ il rock’n’roll bellezza, nella forma di un graffiante ed elettrico noise, che ricorda vagamente i Motorpsycho, puntellato di ballate evocative (Se tocca a te), e di temi ripetuti come mantra ossessivi (Non devi essere poetico mai). Il lavoro di Grazian è ben interpretato dagli ottimi musicisti che ne hanno condiviso la serata, Giovanni Calella al basso elettrico e Alessio Russo alla batteria, che poi a concerto finito ci lasciano intendere che peccato c’è stato poco tempo, durante il soundcheck, per creare un insieme strumentale ancora più pieno di così.

Ma si sa, succede quando sul palco ci si alterna in due, e la performance di Umberto Maria Giardini, benché pure venata dal sacro fuoco degli anni settanta (soprattutto per batteria e organo hammond), assume più i contorni di una ricerca che ha l’intento preciso di generare visioni, con sonorità spesso rarefatte e lente, senza però per questo uscire dai canoni del tipico modello del rock inglese.

Il risultato complessivo è che accendiamo l’ultima sigaretta prima di andar via con quasi tre ore di buona musica nelle orecchie, in un pigro e poco nottambulo martedì. Insomma… lode alla metropoli (e al Martinitt), quando offre buona musica di martedì! E passino (con moderazione) pure i clacson.

Margherita D’Andrea

La Crepa: Violenza-Punk-HardCore dalla Brianza

la crepa punkA volte ritornano. “La Crepa” gruppo hardcore brianzolo nasce nel 2007 da un’idea di Nico (voce) e Teo (basso) sfornando nel 2008 (ai due si aggiungono da subito Miguel alla batteria e Doc alla chitarra) un demo di 6 pezzi niente male registrato nella sala prove “Brainstorming” di Vimercate. Poi più niente per tre anni. Un progetto abbandonato fino a quando, spinti dalla nostalgia (e forse dall’alcool, sicuramente dall’alcool), i quattro si sono ritrovati in un concerto che è stato una vera e propria “reunion”. Un nuovo esordio e un nuovo entusiasmo. Siamo nel 2012 e dopo essersi allargati con l’ingresso della seconda chitarra (Novac) la band registra 6 nuovi pezzi. Il sound è inconfondibile, figlio naturale del punk rock più duro nato tra i settanta e gli ottanta, anche la rabbia è decisamente la stessa e i testi ne sono dimostrazione esatta. Parole dure e vortici interessanti nei quali lasciarsi trascinare per un ascolto che non delude. Avranno forse bisogno di altre prove per affinare la loro identità e rendersi più riconoscibili ma il tocco c’è, ed è deciso. Regalano brani che trascinano e non mancano certo di spessore e carica. Da ascoltare tra i pezzi sicuramente la traccia 4 della nuova registrazione, “Libero”. Il nuovo lavoro assieme ad un estratto di 3 brani contenuti nel precedente demo verranno presentati in uno split con i “Nekropunta” l’8 febbraio all’Arci Blob di Arcore. Per gli amanti del genere un appuntamento da non perdere (tutte le info QUI)
Per info e ascolti: La Crepa

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