Marco Levi: Vietata la riproduzione – la recensione

marcolevi_vietatalariproduzioneSe rivoluzione deve essere trasfigurazione immensa e profonda di tutti i rapporti sociali, o non sarà tale, la rivoluzione nel cantautorato nostrano è la trasfigurazione dei racconti del rapporto tra uomo è donna. Questa rivoluzione ha inizio con Marco Levi, giovane cantautore Milanese, che affronta con una particolare forma di romanticismo questo tema. Un romanticismo fatto di canzoni schiette e sincere ed irriverenti, in cui si mitigano i dolori di oggi riassaporando la leggerezza della propria fanciullezza. Tutti questi sono gli ingredienti del lavoro d’esordio del giovane cantautore dal titolo “Vietata la riproduzione” prodotto da Lorenzo Magnaghi e uscito il 25 gennaio per The Tune/Self. Musica per chitarra e voce onesta, appassionata e autentica che si spoglia di barocchismi inutili, di pretese universali, di racconti spettrali per lenire ferite intime e dolorose, ma preferisce invece riassaporare i ricordi del passato più tenero Continua a leggere “Marco Levi: Vietata la riproduzione – la recensione”

Pois Noirs: sorprendenti elettroarmonici – la recensione

554248_478569975517143_401697269_nI Pois Noirs prendono vita nell’estate 2010, in un caldo pomeriggio a Castiglione delle Stiviere (MN), spinti dalla voglia di creare un sound “no limits”, essenza e spirito della band e della loro musica. Sperimentare è la parola d’ordine: chitarre distorte, tastiera, basso e batteria che, tra contrasti, riescono a completarsi in musica che alterna la melodia romantica al rock elettronico, creando durante i live un’atmosfera suggestiva. Gli opposti che si attraggono… e come fare la differenza? La scelta di cantare in italiano è un passo deciso verso l’innovazione per la musica alternativa italiana, legata come di consueto all’inglese, che in queste canzoni riesce a far partecipe anche l’ascoltatore totalmente coinvolto dalla magica atmosfera. Il loro primo Ep è stato prodotto e registrato ad Aprile 2012 presso il DADA studio di Salò (BS) da Fausto Zanardelli (aka EDIPO) e contenente 5 brani inediti del loro repertorio. Per quanto riguarda i testi,Il Banchetto dei Nuovi Dei tratta della sottomissione e dei falsi valori che ci vengono proposti dai mass media  e che ci imbrogliano creando l’illusione di un mondo diverso dal reale, mettendosi al posto di “Dei” e cibandosi dell’ammirazione dei devoti: possiamo “distruggerli” smettendo di seguirli. Alcune esperienze live con OfflagaDiscoPax, Giorgio Canali e Rossofuoco, Nicolò Carnesi, Pan del Diavolo e la partecipazione a contest e concorsi li hanno fatti distinguere dalla massa per la loro creatività, caratterizzando anche il packaging del loro cd realizzato “sotto vuoto” insieme alla spilla con il logo del gruppo. I componenti della band mantovana sono da Riccardo Taffelli (voce/chitarra), Francesco Saviola (batteria/seconde voci), Matteo Capacchione (basso), Giovanni Zani (tastiere/seconde chitarre).

 

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Giada Frisoni

Vinicio Capossela 22/7/12 @ Carroponte: foto e recensione

Il rebetico parla della vita dei bassifondi, dei suoi “uomini d’onore” (i manghes), ed è così che si è presentato Vinicio Capossela  sul palco del Carroponte la scorsa Domenica, il 22 Luglio. Da Uomo d’altri tempi, con una fedora chiara, la giacca scura posata sulle spalle con le maniche a penzoloni, pronto ad impugnare gli strumenti come se fossero coltelli, pronto ad affrontare la vita a suon di note. Capossela è al Carroponte per presentare il suo lavoro  Rebetikos Gymnastas, che da anche il nome al  tour ‘Rebetiko Gymnastas – esercizi allo scoperto’ da lui stesso descritto con queste parole: “Dopo il mare viene il porto. I porti sono per le musiche quello che e’ il polline per i fiori. Queste sono musiche di porto che praticano esercizi, indiscipline individuali. Cavalli che provano a essere giraffe. Sono suonate in greco, per debito nei confronti della Grecia, che ha donato al mondo oltre alla civiltà anche una delle più straordinarie musiche urbane del mondo: il rebetiko. Sono pezzi che nell’anno dell’olimpiade servono per fare esercizio di ribellione e di identità, per tenere in esercizio il mangas che e’ in noi. Per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita. Questi sono esercizi allo scoperto, dove si viene a scoperto della vita.(Vinicio Capossela. Giugno 2012)” Per vestire la sua musica con le sonorità caratteristiche della musica ellenica, Rebetica, Vinicio è accompagnato dai i suoi “compari” come li vuole definire lui stesso, e ai quali dedica la canzone conclusiva “Eh Cumpari” d’accompagnamento alla presentazione di ognuno. La banda è formata da: Alessandro Stefana, chitarre, steel guitar e bouzouki ; Glauco Zuppiroli, contrabbasso ; Vincenzo Vasi, theremin, campionatore e voce; Manolis Pappos, bouzouki; Ntinos Chatziiordanou, accordeòn; Vassilis Massalas, baglamas; Dimitrios Emmanouil, percussioni) , una  band italo-greca appositamente formata per la registrazione dell’album Rebetikos gymnastas e il tour appena inziato, che attraversa mari, porti, ed aree di archeologia industriale come il Carroponte. Insieme a loro ha inizio questa odissea, come capirete dal nostro racconto, un viaggio mistico. Come le fasi della distillazione dell’ouzo, il tipico liquore greco, il concerto si divide in tre fasi, una testa, un liquido alcolico ma ancora imbevibile ricco di profumi ed odori che ricordano le strade e le avventure dei borseggiatori, di hascisc, donne, le voce delle spose o delle fidanzate dei disgraziati finiti in galera, così come raccontano i brani di natura Rebetica della grecia che Vinicio ci vuol fare ascoltare. Inizia a sgorgare Musica dagli strumenti della banda italo-greca offrendo ” la possibilità di ballare da solo nel centro di un abbraccio”, inizia questa distillazione di sentimenti con i brani inediti contenuti nel nuovo lavoro come Abbandonato e  Rebetiko μου Misirlou   che aprono la strada alle parole che ricordano il passato,  un passato rivisitato in rebetiko, un passato fatto di brani Con una rosa, Signora Luna Corre il soldato, oltre a Non è l’amore che va via, e Morna. Questi sono gli “esercizi allo scoperto, dove si viene allo scoperto della vita, praticati su brani di risacca e di taverna. Rebetiko, morna, bolero, sono musiche riportate dalle onde. In questa fase le canzoni fanno viaggiare, tutto a che fare con la nostalgia l’euforia e la morte” C’è un momento di pausa prima dell’arrivo della fase del corpo che arricchisce l’ouzo d’alcol e forza. Le lanterne e le ombre che iniziano a danzare sul palco ne danno l’avviso. I campanacci danno l’avvio a questa fase, fatta di rituali e di miti. Come già visto e come già successo per molti volontari della Circe, ci siamo fatti più volte incantare dalla sirena della poesia, e così lo spettacolo ci fa tornare indietro ai concerti passati ai suoni già ascoltati.  Non trattare, Aedo ,Tiresia, Brucia Troia e Il ballo di San Vito, sono i brani ancestrali provenienti dal mito, ma dalla trasformazione di Vinicio nel Minotauro, anche se sempre suggestivo, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Siamo arrivati alla fine della distillazione dell’ouzo, la fase in cui ne acquisisce il profumo e l’intensità, intensa come la vita . Questa è la fase dove la “musica è quella dell’assenza”. Assenza di chi resta, di chi non è partito, di chi subisce la partenza altrui, o assenza della nostra parte che non se n’è andata.” Sono i brani Scivola Vai Via, Che cosè l’amor e Ultimo Amore che concludono, riempiono la bottiglia, che adesso e li pronta da bere.  Per berlo questo ouzo, bisogna allungarlo con con acqua e ghiaccio, troppo forte da bere liscio, dovete sorseggialo lentamente, e ripercorrete le tre fasi: l’aspro della testa, la forza del corpo, la dolcezza della coda.
F.P.
Le foto:

Le chitarre più costose nella storia del rock

Il sito ExecDigital ha recentemente stilato una curiosa graduatoria. Il portale, dedicato al settore delle chitarre e rivolto a esperti e dirigenti delle principali case di produzione a sei corde, ha provato a stilare una graduatoria delle cinque chitarre più costose della storia del rock. La graduatoria si basa su criteri quali: modello, chitarrista ed occasione in cui lo strumento è stato usato. Le cifre fanno girare la testa. Ecco la classifica:

5. La Gibson ES0335 TDC del 1964 di Eric Clapton
E’ lo strumento suonato da Slowhand per tutto il 1964. In seguito ad un’asta, questa chitarra è diventata la Gibson più costosa del mondo a 847.500 dollari

4. Blackie – Stratocaster Hybrid di Eric Clapton
Nel 1970 Clapton cambiò preferenze e passò dalla Gibson alla Fender e in Texas acquistò sei “Strat”. Tre le regalò a George Harrison, Pete Townshend e Steve Winwood, mentre le altre tre le sezionò e con le parti costruì la mitica Blackie che fu la sua fedele compagna dal 1973 al 1985. Venduta a 959.000 dollari

3. Washburn 22 Series Hawk di Bob Marley
In tutta la sua carriera Marley suonò solamente sette chitarre. Questa è una di esse. Il governo giamaicano la considera una risorsa a livello nazionale. Il suo valore si aggira tra 1.2/2.0 milioni di dollari
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