Astenia “Fa Che Sia Tutto Diverso”: la recensione

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“Fa Che Sia Tutto Diverso” è il primo lavoro ufficiale degli Astenia. L’ep, edito da Cosecomuni e distribuito da Believe Digital, è composto da quattro brani realizzati in co-produzione artistica con i Velvet.  I componenti sono Gianluca Gabrieli (voce e chitarra), Edoardo Siliquini (basso e synth), Fabio Blando (chitarra) e Riccardo Acanfora (batteria). A dare il nome alla band un termine medico, personalizzato con un semplice cambio di accento. “Fa Che Sia Tutto Diverso” vuole essere un’anticipazione di un prossimo, non molto lontano e più grande, lavoro. Quello degli Astenia è un pop italiano molto gradevole, di una sapiente miscela di rock ed elettronica veicolate attraverso un linguaggio molto personale, attraverso il racconto della vita di tutti i giorni, la nascita di una storia, i momenti di crisi, le incomprensioni, le separazioni, e le delusioni. Se da un lato i brani strizzano l’occhio alle sonorità più pop, dall’altro si accompagnano a tinte rock, a brillanti assoli impreziositi da inserti elettronici e synth di tutto rispetto. Musicalmente sono sulla buona strada per crescere e stupire, i testi invece dovrebbero arricchirsi e superare alcune “Nel Tuo Disordine” ci accoglie in un gioco di archi, fiati ed arpeggi che introducono la gioia di un amore appena nato. Ed il viaggio continuasugli stessi toni nella seguente “Les Ulis” ricca di synth. “Un Giorno Nuovo” ha un sapore più rock e dove la fine si può trasformare in un nuovo inizio, con i primi bagliori dell’alba affrontando senza timore il nuovo giorno che sta per nascere. L’EP si chiude “(Nel Modo) Più Naturale Possibile”, chitarra acustica, colorita dai synth di Siliquini. Fa che tutto sia diverso Un disco onesto e sincero, il suggerimento che gli Astenia ci vogliono ci chiedono di guardare con occhi diversi gli eventi che affrontiamo ogni giorno. Di guardare oltre le solita visione delle cose, può essere diverso.
Sanfabe

Simone Cristicchi: una serata all'Ohibò – l'intervista

IMG_1303Incontriamo Simone Cristicchi nel camerino dell’Arci Ohibò di Via Benaco a Milano prima del suo spettacolo “Li romani in Russia”. Poche parole, qualche domanda, delle foto, una breve discussione. Gli chiedo come sia arrivato dalla musica al teatro. Mi risponde che già all’inizio della sua carriera amava dilungarsi nelle presentazioni delle canzoni durante i concerti e che piano piano le parole sono diventate sempre più importanti fino a spingerlo a cimentarsi nel monologo del poeta romano Elia Marcelli, aprendo così a questa duplice figura di attore e cantante.
Cristicchi nasce fumettista, ama inventare storie, incuriosito oltremodo dalle piccole cose che lo circondano.

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Come questa sera che attraverso i versi di altri racconta la storia di suo nonno, reduce della campagna russa, “che stava sempre in silenzio e aveva sempre freddo, anche d’estate”. Le sue canzoni, Continua a leggere “Simone Cristicchi: una serata all'Ohibò – l'intervista”

The Van Houtens: Flop! – FaceLikeAFrog Records

coverAvevamo parlato di loro nemmeno un mesetto fa durante il live report all’Ohibò per la rassegna “Il Cielo sotto Milano”, ed ecco che ci troviamo a parlare di Flop!, il primo disco dei Van Houtens. Partiamo subito dal controverso nome dell’album; Flop in realtà è il nome dell’orsetto di peluche ritratto in compagnia della fantomatica Betty Karpoff sulla copertina del disco. La copertina in questione, e la relativa booklet sono state realizzate dall’illustratore e fumettista Alessandro Baronciani. Di Betty Karpoff se ne torna a parlare anche nel disco, all’interno della canzone “John Ferrara & Betty Karpoff”, primo singolo estrapolato dall’album, il cui video su YouTube, girato in stile fotoromanzo d’altri tempi , (con la partecipazione di Andrea De Berchi, volto noto agli spettatori di Beautiful nella stagione ‘99/’00) ha già superato le ventimila visualizzazioni.

La canzone in questione è un piccolo capolavoro della musica pop; spensierata, allegra ed orecchiabile, che ti rimane in testa con un facilità disarmante. È inoltre la canzone “poliglotta” dell’album. Infatti, nonostante sia cantata prevalentemente in inglese, contiene qua e là parole e frasi in francese ed italiano, come nell’attacco iniziale “She turned down the radio in Saint Tropez, my love come back ormai les jeux sont fait”. Il secondo singolo del disco, “I Want To Tell You” è nella posizione immediatamente successiva della tracklist. Il videoclip, girato in parte a Londra e in parte in una villa vicino a Verbania, coniuga perfettamente le origini anglo-ossolane della band. Anche il ritmo di questa canzone vi resterà facilmente impresso nella mente. Arrivati alla quinta canzone, potreste avere una sensazione di déja vù; infatti il brano in questione, “(It’s a) Beautiful Day” era stato utilizzato come colonna sonora nello spot di McDonalds “Chicken Gourmet” nel lontano 2008. Il resto dell’album si attiene allo stesso paradigma musicale, intervallato però da sprazzi malinconici e nostalgici (ne sono un chiaro esempio “Paper Plane” oppure “Waiting For The Sun”), o electro-pop fine anni ’80 (come il brano conclusivo “1987 Souvenir”). È senza dubbio un album che vale la pena di ascoltare, con arrangiamenti efficaci, curati in maniera maniacale fino all’ultimissimo dettaglio. Con queste caratteristiche, e la loro “musica per teenagers” (come si autodefiniscono sul web) i Van Houtens sono molto probabilmente una delle migliori espressioni del panorama indie-pop italiano.

Al seguente link trovate il fumetto di presentazione di Baronciani:

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.444093345612242.99366.186134614741451&type=1

Andrea Bertocchi

Tracklist:

01. Automatic Girl
02. John Ferrara & Betty Karpoff
03. I Want To Tell You
04. Matala
05. (It’s A) Beautiful Day
06. Paper Plane
07. Tosa Come Back
08. Baby Don’t Lie
09. Waiting For The Sun
10. 1987 Souvenir

Elio e le Storie Tese cambiano nome in sostegno delle Pussy Riot: Italia vs Russia

Come riportato da Linkiesta, la band milanese dal proprio sito ufficiale: «Saremo i “Pistolino Riot” finché non le liberano». Accuse a Putin, definito “karateka fascistone”. Intanto, la band russa rimane in carcere per aver contestato il Cremlino nel febbraio scorso. Attualmente le tre ragazze sono sotto processo a Mosca.

Elio e le Storie Tese come Who, Pulp, Smiths e Franz Ferdinand. La band milanese ha scelto di seguire l’esempio tracciato dai grandi rocker d’oltremanica e d’oltreoceano, decidendo di scendere in campo a sostegno delle Pussy Riot, la band punk-rock russa di sole donne messa sotto processo per aver cantato canzoni contro il Cremlino ed aver contestato apertamente la politica di Putin nei mesi scorsi. É la prima band italiana a schierarsi apertamente per la causa.

Le giovani russe sono detenute da settimane per aver inscenato una protesta plateale sul sagrato della Cattedeale di Cristo Salvatore, a Mosca, il 21 febbraio scorso. Oggi, in occasione della visita londinese di Vladimir Putin, esponenti eccellenti del rock come Pete Townshend degli Who, Johnny Marr degli Smiths, Jarvis Cocker dei Pulp, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand e Neil Tennant dei Pet Shop Boys hanno firmato una lettera pubblicata dal Times, per chiedere la scarcerazione delle Pussy Riot.

Attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale, gli Elio e le Storie Tese hanno manifestato la loro vicinanza alle ragazze incarcerate a Mosca. «Ammiriamo e sosteniamo le colleghe Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Yekaterina Samutsevich del complesso Pussy Riot, arrestate, attualmente detenute, sottoposte ad angherie e soprusi e mandate a processo dal regime del karateka fascistone Putin per avere cantanto una canzone satirica sul karateka fascistone Putin», si legge in home page.

Da “La Terra dei Cachi” in avanti, gli Eelst non hanno mai smesso di mescolare sarcasmo e frecciatine a politici e politicanti. Per questo la band ha deciso di cambiare provvisoriamente il proprio nome in segno di solidarietà. Ovviamente, anche in questo caso non manca l’ironia: «Il fatto che il reato loro contestato sia collegato alle pressioni delle autorità religiose non attenua – al contrario aggrava – le responsabilità e la vergogna di vertici politici e di uno Stato poliziesco degni del miglior Leonida Breznev. In qualità di musicanti che, come Maria, Nadezhda e Yekaterina, hanno spesso cantato le miserabili gesta di similari pupazzi e pupazzetti, gli EelST adottano simbolicamente il nome di battaglia di Pistulino Riot fino all’avvenuta liberazione delle colleghe».

Fonte: http://www.linkiesta.it/elio-e-le-storie-tese-pussy-riot#ixzz22Otc7lFK

Vinicio Capossela 22/7/12 @ Carroponte: foto e recensione

Il rebetico parla della vita dei bassifondi, dei suoi “uomini d’onore” (i manghes), ed è così che si è presentato Vinicio Capossela  sul palco del Carroponte la scorsa Domenica, il 22 Luglio. Da Uomo d’altri tempi, con una fedora chiara, la giacca scura posata sulle spalle con le maniche a penzoloni, pronto ad impugnare gli strumenti come se fossero coltelli, pronto ad affrontare la vita a suon di note. Capossela è al Carroponte per presentare il suo lavoro  Rebetikos Gymnastas, che da anche il nome al  tour ‘Rebetiko Gymnastas – esercizi allo scoperto’ da lui stesso descritto con queste parole: “Dopo il mare viene il porto. I porti sono per le musiche quello che e’ il polline per i fiori. Queste sono musiche di porto che praticano esercizi, indiscipline individuali. Cavalli che provano a essere giraffe. Sono suonate in greco, per debito nei confronti della Grecia, che ha donato al mondo oltre alla civiltà anche una delle più straordinarie musiche urbane del mondo: il rebetiko. Sono pezzi che nell’anno dell’olimpiade servono per fare esercizio di ribellione e di identità, per tenere in esercizio il mangas che e’ in noi. Per ricordarci che siamo originali: che abbiamo un origine. Che siamo uomini, non solo consumatori e non abbiamo paura di consumare la vita. Questi sono esercizi allo scoperto, dove si viene a scoperto della vita.(Vinicio Capossela. Giugno 2012)” Per vestire la sua musica con le sonorità caratteristiche della musica ellenica, Rebetica, Vinicio è accompagnato dai i suoi “compari” come li vuole definire lui stesso, e ai quali dedica la canzone conclusiva “Eh Cumpari” d’accompagnamento alla presentazione di ognuno. La banda è formata da: Alessandro Stefana, chitarre, steel guitar e bouzouki ; Glauco Zuppiroli, contrabbasso ; Vincenzo Vasi, theremin, campionatore e voce; Manolis Pappos, bouzouki; Ntinos Chatziiordanou, accordeòn; Vassilis Massalas, baglamas; Dimitrios Emmanouil, percussioni) , una  band italo-greca appositamente formata per la registrazione dell’album Rebetikos gymnastas e il tour appena inziato, che attraversa mari, porti, ed aree di archeologia industriale come il Carroponte. Insieme a loro ha inizio questa odissea, come capirete dal nostro racconto, un viaggio mistico. Come le fasi della distillazione dell’ouzo, il tipico liquore greco, il concerto si divide in tre fasi, una testa, un liquido alcolico ma ancora imbevibile ricco di profumi ed odori che ricordano le strade e le avventure dei borseggiatori, di hascisc, donne, le voce delle spose o delle fidanzate dei disgraziati finiti in galera, così come raccontano i brani di natura Rebetica della grecia che Vinicio ci vuol fare ascoltare. Inizia a sgorgare Musica dagli strumenti della banda italo-greca offrendo ” la possibilità di ballare da solo nel centro di un abbraccio”, inizia questa distillazione di sentimenti con i brani inediti contenuti nel nuovo lavoro come Abbandonato e  Rebetiko μου Misirlou   che aprono la strada alle parole che ricordano il passato,  un passato rivisitato in rebetiko, un passato fatto di brani Con una rosa, Signora Luna Corre il soldato, oltre a Non è l’amore che va via, e Morna. Questi sono gli “esercizi allo scoperto, dove si viene allo scoperto della vita, praticati su brani di risacca e di taverna. Rebetiko, morna, bolero, sono musiche riportate dalle onde. In questa fase le canzoni fanno viaggiare, tutto a che fare con la nostalgia l’euforia e la morte” C’è un momento di pausa prima dell’arrivo della fase del corpo che arricchisce l’ouzo d’alcol e forza. Le lanterne e le ombre che iniziano a danzare sul palco ne danno l’avviso. I campanacci danno l’avvio a questa fase, fatta di rituali e di miti. Come già visto e come già successo per molti volontari della Circe, ci siamo fatti più volte incantare dalla sirena della poesia, e così lo spettacolo ci fa tornare indietro ai concerti passati ai suoni già ascoltati.  Non trattare, Aedo ,Tiresia, Brucia Troia e Il ballo di San Vito, sono i brani ancestrali provenienti dal mito, ma dalla trasformazione di Vinicio nel Minotauro, anche se sempre suggestivo, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Siamo arrivati alla fine della distillazione dell’ouzo, la fase in cui ne acquisisce il profumo e l’intensità, intensa come la vita . Questa è la fase dove la “musica è quella dell’assenza”. Assenza di chi resta, di chi non è partito, di chi subisce la partenza altrui, o assenza della nostra parte che non se n’è andata.” Sono i brani Scivola Vai Via, Che cosè l’amor e Ultimo Amore che concludono, riempiono la bottiglia, che adesso e li pronta da bere.  Per berlo questo ouzo, bisogna allungarlo con con acqua e ghiaccio, troppo forte da bere liscio, dovete sorseggialo lentamente, e ripercorrete le tre fasi: l’aspro della testa, la forza del corpo, la dolcezza della coda.
F.P.
Le foto:

FANOTE 2012: la prima serata

La giornata di ieri, mercoledì 18 luglio, ha ufficialmente inaugurato la tradizionale sfida dedicata
alle giovani band emergenti del territorio e non solo. Ad aprire le danze il convegno sulla canzone
andato in scena al Bon Bon Art Café, con ospiti illustri come Bruno Mariani, Francesco De
Benedittis, Marco Talevi e Roberto “Freak” Antoni, storico leader degli Skiantos che, con il suo
arrivo a sorpresa, ha regalato alla platea un tocco di divertimento e pungente ironia. Verso le 22, come da programma, è partita la grande sfida con la semifinale cover. Presentata dalla conduttrice Silvia Falcioni, la serata ha visto l’esibizione dei primi 5 gruppi in gara (Sharidan, Fighting Elevate, Warning Sign, Technicolor Dream e Squid in Progress). In tanti hanno assistito alle performance delle band che hanno dimostrato grande voglia, preparazione tecnica e maturità, offrendo dei “live” di alto livello, in perfetta sintonia con il nuovo corso del Fanote. Alla fine della serata ad essere premiati dalla giuria i genovesi Technicolor Dream e i fanesi Sharidan, che accedono così di diritto alla finale prevista per sabato 18 luglio. Per la giornata di oggi, giovedì 19 luglio, appuntamento alle 18:00 alla Cavea del Lido per l’esibizione degli sbandieratori della Pandolfaccia, evento organizzato dalla Consulta dei Giovani e dalla cooperativa Crescere. Alle 19:00, al ristorante Da Chi Ragàs, concerto country di Fabrizio Pollastrelli e animazione danzante del gruppo delle Wild Angels. E per concludere in bellezza la seconda serata, la semifinale della categoria inediti al palco centrale. In gara gli AssAlti, i Belfast, i Nigga Snowmen, i Pollyrock e la Plastic Fantastic Band. 

Goran Bregovic 16/7/12 @ Carroponte

Goran Bregovic in concerto al carroponte 16 luglio 2012 , Sesto San Giovanni , Milano

Si apre il concerto con i musicisti che attraversando il pubblico cercano di conquistare il palco, iniziano a suonare un intro che li accompagna fin sopra il palco, un inizio non proprio energico,diciamo “un po’ spompo”, anche perché, dai concediamoglielo, il pubblico si deve ancora scaldare completamente. Dopo alcuni minuti ecco salire Goran Bregovic in candido completo come sua consuetudine.  Si siede ed imbraccia la chitarra ed inizia lo spettacolo, con un “consiglio”  chi non diventa pazzo non è normale. Il pubblico accetta il consiglio, si scalda, ed inizia a ballare la folle marcia balcanica capitanata dal capitano Goran accompagnata dalla fedelissima Orchestra per Matrimonio e Funerali composta da i 5 fiati serbi sempre in ottima “forma”, dal batterista nonché voce principale dell’Orchestra per Matrimoni e Funerali, e le due voci bulgare di sofia così presentate dallo stesso Bregovic.
 Tutti indossano vestiti dittici Balcanici. Goran Bregovic  da sempre gradito ospite è tornato in Italia per con il suo Tour Champagne for Gypsies, il suo ultimo lavoro. Il concerto va avanti alternando sapientemente pezzi più veloci e tirati ad altri di un ritmo più lento. Non mancano i grandi classici del suo repertorio, come Ederlezi, tratta dalla colonna sonora del film Il tempo dei Gitani, o come  In the death car tratta da Arizona Dream forse uno dei momenti più toccanti per chi scrive, anche se lo stesso Goran deve intimare il pubblico di smettere con il “clap clap” “questa è una canzone dedicata ad un mio amico maniaco non c’è clap clap” (a proposito di colonne sonore  si è sentita anche un’assenza, Gatto Nero Gatto Bianco, in molti avrebbero voluta ascoltare, ma si sa, ormai è tempo dei “Cani”). Come dice lo stesso Bregovic della sua musica “è una miscela, nasce dalla frontiera balcanica dove si incrociano tre culture: ortodossa, cattolica e musulmana” ed è proprio questo il sapiente mix di contaminazioni “extracomunitarie” che vanno da Morricone al jazz , come le armonie acide e il folklore dei balcani, a rendere la musica ed i concerti di Bregovic intensi, e tali da richiamare un pubblico eterogeneo di ogni età razza e cultura. Si chiude in bellezza, con un classico della resistenza, Bella Ciao in stile rigorosamente balcanico. Il finale non poteva non essere che infuocato suon di  Kalashnikov.

F.P.

Eccovi le foto della serata alla quale abbiamo partecipato:

Jennifer Lopez in Italia con il suo Dance Again World Tour

Jennifer Lopez in concerto in Italia per la prima volta. Un’occasione per la sua foltissima schiera di fan che, per la verità, si erano anche un po’ offesi della mancanza della cantante in un paese latino e caldo come l’Italia. Ma il conto alla rovescia è già cominciato per l’acquisto dei biglietti del concerto di Jennifer Lopez e l’11 ottobre, quando JLo calcherà il palco dell’Unipol Arena di Bologna, non è poi così lontano. Il suo tour mondiale è iniziato da Panama City lo scorso 14 giugno e la tappa italiana è anche l’unica prevista nel Belpaese. Tuttavia, proprio per accontentare un pubblico che non ha mai avuto il piacere di vederla live, l’infallibile JLo proporrà il meglio di sette anni di successi, proprio a partire da quella ‘Let’s get loud’, scritta per lei da Gloria Estefan, che l’ha consacrata. JLo è una di quelle star che hanno una vita straordinaria dietro di sé. Lei arriva dal bronx e ama ricordare spesso queste origini umili: ‘Jenny from the block’, ama farsi chiamare, infatti. I suoi successi hanno dell’incredibile soprattutto se si coniugano a quelli cinematografici altrettanto degni di nota. Più di 55 milioni di dischi venduti, film a lungo in classifica come ‘Prima o poi mi sposo’ o ‘Quel mostro di mia suocera’ denotano un successo planetario. Imitata a lungo, ma mai superata da chi apprezza le sue doti, resta l’icona di un modo di fare musica che unisce la grinta elettronica degli anni novanta ai ritmi latini e alla sensualità del sound ‘caldo’. Un evento, quello di Bologna, che ha portato alla corsa all’acquisto dei biglietti su siti come Ticketbis.itnonostante i prezzi molto sostenuti: 120 euro in tribuna, 90 euro al posto numerato, 45 euro per stare in piedi. Ma, a pensarci bene, è proprio il posto in piedi il migliore: come non cantare, ballare e scatenarsi assieme a JLo che regala un’imperdibile esibizione live?

Luca Pavesi

 

Musica Nuda 3/7/12 @ Carroponte

Un alito di vento apre la serata. Una luna che ispira.

Quattro corde iniziano a battere il tempo, una voce squarcia lo spazio. Tutto si placa. Tempo e spazio iniziano a curvarsi, aprendo un varco verso l’incanto. Catapultati in una dimensione musicale talmente emozionale e inaspettata che ha inizio il concerto, è di MUSICA NUDA che stiamo parlando. Il duo formato da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, esibitasi al Carroponte di Sesto San Giovanni, pur nella “essenzialità” degli arrangiamenti eseguiti, non hanno mancato di sorprendere ed emozionare il pubblico. In un susseguirsi di stati d’animo indotti dalle interpretazioni dai brani eseguiti come  “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, “Felicità” di Lucio Dalla, “Rimando” scritta da Max Casacci dei Subsonica appositamente per il duo, e molti altri brani tratti dal loro ultimo lavoro “Complici” hanno donato al pubblico e al Carroponte che li ha ospitati, quell’arte di saper rivalutare i silenzi musicali,  musica spoglia di tutti i fronzoli, ma intrisa di emozioni. Generosissimo, il duo ha concesso un primo bis, con “Come together” dei Beatles, “Il cammello e il dromedario” di Virgilio Savona e “Guarda che luna” di Fred Buscaglione

(Da precisare, la luna si è gonfiata, divenuta ancor più grande appositamente per la bellezza di questo pezzo, chiedete a chi era li!); poi un secondo con “La vie en rose” di Edith Piaf. Pubblico in estasi e sicuramente appagato.

Si torna a casa in uno strano silenzio, con un Mojito caduto con un piacevole schiocco di dita sulle mie espadrillas, ma manca qualcosa, qualcosa di semplice. Manca la Musica, la “Musica Nuda”.

F.P.