Paul McCartney tour 2013: un concerto all'Arena di Verona

paul_mccartney_1206920Paul McCartney si esibirà in Italia la prossima estate. Quelle che fino a poche ore fa erano solo voci, hanno trovato conferma nell’annuncio ufficiale dell’ex Beatle. Il tour 2013 di McCartney farà infatti tappa in Italia, per la precisione a Verona. A far da cornice all’esibizione di Paul sarà l’incantevole cornice dell’Arena. Sarà l’occasione per i fans italiani di ascoltare per la prima volta dal vivo i brani di “Kisses on the bottom”, ultima fatica discografica dell’artista di Liverpool, pubblicata nel 2012. Ai quali l’artista saprà certamente alternare alcuni successi del suo repertorio storico.
L’appuntamento è quindi fissato per martedì 25 giugno all’Arena di Verona. I prezzi dei tagliandi sono quelli da star internazionale. Si va dai 200 euro delle poltronissime gold fino ai 60 euro della gradinata non numerata.

"Piccola sbronza"… con i Selton: Saudade è il nuovo album

Selton_ph_press_RAUL_KREBS_10_LOW1Se avete visto un gruppo di musicisti suonare i Beatles al Parco Guell a Barcellona, se avete sentito le canzoni di Cocchi & Renato, di Jannacci in portoghese e vi siete chiesti chi fossero, mistero svelato, avete ascoltato i Selton. Quattro ragazzi brasiliani di Porto Alegre, ( Ricardo Fischmann, Daniel Plentz, Eduardo Dechtiar e Ramiro Levy) vengono notati nel 2006 da un produttore di MTV Italia, grazie al programma di MTV Italo Spagnolo condotto da Fabio Volo. Invitati a Milano, trovano l’occasione per registrare il loro primo album nel 2008 “Banana à Milanesa”, poi il secondo nel 2010 “Selton” fino al terzo, “Saudade” che contiene il primo singolo già online sul loro profilo Facebook, “Piccola Sbronza” realizzato con la partecipazione di Dente, noto cantautore italiano. Nuovo album in uscita il 26 Marzo, per Ghost Records, sarà intitolato “Saudade”.selton (1) Esce a marzo in Italia mentre ad Aprile in Brasile. Il disco contiene brani in tre lingue ( inglese, portoghese e italiano). QUI trovate “Piccola Sbronza” in ascolto streaming. In attesa dell’uscita del loro lavoro e delle date del tour, ascoltate “Eu vi um rei” (ho visto un re), Malpensa, Canzone intelligente, Anima leggera; i pezzi dei Selton (parere da ascoltatrice) sono come le ciliegie, una tira l’altra. Il loro mondo, le loro origini, la loro musica, si i Continua a leggere “"Piccola sbronza"… con i Selton: Saudade è il nuovo album”

I dischi più venduti di sempre… forse!

603161_10151224417288269_747365485_nVi abbiamo già parlato dei dubbi del critico musicale Bill Wyman del New Yorker sulla cifra di “100 milioni di copie vendute”solitamente attribuita al disco di Michael Jackson Thriller. Proprio per questo ha coinvolto un appassionato di musica e statistiche francese, Guillaume Vieira, per fare dei conti più accurati. Vieira se ne occupa su un suo sito e ha provato a raccoglierne di più accurati per avvicinarsi a una maggiore precisione, e questa è la sua classifica dei dischi più venduti di sempre.

1. Michael Jackson, “Thriller”: 66,200,000
2. Soundtrack, “Grease”: 44,700,000
3. Pink Floyd, “The Dark Side of the Moon”: 44,200,000
4. Whitney Houston et al., “The Bodyguard”: 38,600,000
5. The Bee Gees at al., “Saturday Night Fever”: 37,200,000
6. The Eagles, “Their Greatest Hits 1971-1975”: 36,900,000
7. Bob Marley, “Legend”: 36,800,000 Continua a leggere “I dischi più venduti di sempre… forse!”

TUESDAY?: l'EP d'apertura verso il 2013 dei JULES NOT JUDE

I gruppi “commerciali” sono quelli con cui radio e tv ci inondano le orecchie ogni giorno; bravi (pochi), meno bravi (molti), originali ed irriducibili (quasi nessuno). Nel nostro paese poi, in questi anni, si è toccato livelli imbarazzanti. Sembra di stare a guardare il mare calmo e piatto all’orizzonte, senza accorgersi che, proprio là sotto, esiste un infinità di colore, di movimento, di energia. Di questo universo, fatto di band eccellenti, fanno parte i Jules Not Jude. L’aspetto più forte e significativo di questi gruppi, è che fanno quello che vogliono;  non seguono nessuna regola, nessuno gli mette paletti da rispettare, nessuno gli tappa le ali; sono liberi di volare alto e i Jules Not Jude volano alto.

Sono usciti nel 2009, hanno pubblicato un EP e poi subito il primo album; un altro EP, e ancora un altro, e non riusciamo ad essere sazi, vogliamo di più, quando esce il secondo disco? Ancora qualche mese. Inizio 2013. E allora in attesa di ascoltare l’atteso secondo album, torniamo a guardare quello che è stato. Troviamo l’album d’esordio “All Apples Are Red, Except For Those Which Are Not Red” di cui bisogna assolutamente ascoltare e vedere il video di: “Don’t Stop Your Thoughts In A Name”. Vediamo che i ragazzi hanno fatto tanti concerti in Italia e molti in giro per l’Europa; notiamo che hanno inciso il loro secondo EP a Londra nello studio dove qualche anno prima veniva inciso “The Wall”, e che sono stati l’unico gruppo italiano che, l’anno scorso, ha partecipato ad un prestigioso festival berlinese. L’ultima produzione dei Jules è l’EP intitolato “Tuesday?” uscito a Marzo 2012, contenente tre tracce inedite ed un remix, buon antipasto aspettando Gennaio. Accostati ai Fab Four, soprattutto per la squisita leggerezza delle canzoni e per la facilità con cui cambiano genere regalandoci sempre pezzi molto molto gradevoli.

All’interno dell’EP, continuando la loro tradizione Brit-Indie, i pezzi non seguono mai una struttura fissa; le canzoni si fermano, cambiano di netto, ripartono oppure hanno un  finale prolungato, come nell’energica “Talk Talk Talk”, dove per un minuto viene mantenuto lo stesso accordo, senza cantare, in antitesi con il titolo. Altro esempio di sregolatezza ci viene regalato con la frizzante “Tuesday” che dà il titolo all’EP, nella quale i musicisti si dilettano e il cantante fa sfoggio del suo ottimo inglese. L’ultimo inedito è la dolce “J” chitarra e voce, dalle forti influenze fumose e spensierate degli anni sessanta in bilico tra la psichedelia floydiana di “A Pillow Of Winds” e la delicatezza di “Too Much Love Will Kill You” delle regine del rock, con quel cambio molto raffinato sul finale. Il mini album si chiude con sonorità non del tutto sconosciute al gruppo, ricordiamo “Bubabeat” presente nel disco d’esordio, e lo fa con il remix di Tuesday ad opera dei Pink Holy Days. Le premesse per un’ottima riconferma ci sono tutte; attendiamo con ansia il nuovo anno.

Siti band: http://www.myspace.com/julesnotjude, http://www.facebook.com/pages/Jules-Not-Jude/45945569925, http://julesnotjude.tumblr.com/

 

Davide Pinchiroli

the CHURCHILL OUTFIT: esordio con l'elegante psichedelia di tCO

Ci siamo presi un po’ di tempo per ascoltare il primo disco ufficiale dei the Churchill Outfit dal titolo tCO. In effetti il disco non è immediato, necessita di qualche ascolto in più per essere recepito, capito e inevitabilmente condiviso ed apprezzato.

Il disco si apre con “Tongue Like A Trigger”, una canzone dai toni psichedelici rivisti in chiave moderna, con intermezzi rock e con passaggi, caratterizzati dalla voce, tipici del Big Beat; ma poi tutto muta in continuazione, già la seconda traccia è differente come genere. “Faceless”, quarta traccia del disco, contiene numerosi richiami al Progressive Rock anni settanta, anche di stampo milanese. “Kaleidoscopic”, primo singolo estratto, di cui è già stato pubblicato anche il video, è il pezzo centrale, quello che descrive meglio l’album e forse punto d’incontro delle varie esperienze vissute pezzo dopo pezzo.  Quello che distingue l’intero disco è la forte sperimentazione, ma senza mai strafare o dilungarsi in digressioni che solo le menti annebbiate potrebbero seguire. A chi ascolta rock perché gli piace veramente e perché ha capito che, quando ti tocca l’anima, diventa la più efficace delle droghe, non può che amare questo disco.

I suoni, gli strumenti, gli effetti, i cori, sono quelli già sentiti negli ultimi cinquant’anni  ma vengono utilizzati ancora una volta in un modo propositivo, ricercato ed innovativo, come le note, o i giri di note, che possiamo ritrovare uguali in centinaia di canzoni ma che contribuiscono a rendere, ognuna di esse, unica, in grado di regalarci qualcosa. il disco riesce a generare tante emozioni diverse nell’ascoltatore, e tutte profonde e molto riflessive;  di certo non ti fa battere il piede a tempo, quello si addice meglio alle marcette o simili. Questo disco è decisamente molto di più. Curioso è anche il fatto che in alcuni pezzi, come “Scarlet Green“, la musica è molto aperta, lascia spazio all’ascoltatore di immaginarsi uno strumento o una melodia da inserire in alcuni punti, e qualsiasi essa sia, si inserisce comunque  bene. Questa è una caratteristica che accompagna tutto il disco, probabilmente data dal carattere sperimentale che il gruppo ricerca, ma che emerge fortemente in questo pezzo. Concludendo, tCO è un disco di ottima fattura, per intenditori e per veri amanti del rock. Come esordio, certamente, i the Churchill Outfit hanno fissato molto in alto l’asta dell’eccellenza; il futuro della musica italiana è roseo con i the Curchill Outfit; l’augurio è che arrivino e li ascoltino anche oltre Manica.

Siti tCO: http://www.thechurchilloutfit.com/http://www.myspace.com/thechurchilloutfithttp://it-it.facebook.com/thechurchilloutfit

 

Davide Pinchiroli

Concerto Primo Maggio 2012: fra orchestra sinfonica e leggende del rock

La line-up non è ancora definita, il Concerto del Primo Maggio comincia però a prender forma. La manifestazione organizzata dai sindacati, per celebrare la festa dei lavoratori si terrà anche quest’anno in piazza San Giovanni a Roma. Le prime conferme arrivano per quanto riguarda l’orchestra. Anche quest’anno infatti il concerto sarà accompagnato da un’orchestra sinfonica. Mauro Pagani dirigerà l’orchestra Roma Sinfonietta che per l’occasione accompagnereà gli arrangiamenti degli artisti sul paclo.
La novità di questa edizione è però rappresentata da quello che sarà il tema della manifestazione. Dodici brani che hanno fatto la storia della musica rock faranno da filo conduttore alla manifestazione. Il primo titolo a filtrare è stato “Shine on your Crazy Diamond”, successo epocale dei Pink Floyd. Si sà però che gli artisti sul paclo (ancora non si conosce né chi né come n.d.r.) rivisiteranno anche i successi di Beatles, Who, Rolling Stone e Radiohead.

Le CENTO MIGLIORI CANZONI DEGLI ANNI ’60 secondo NME

Il settimanale britannico compie sessant’anni, e dal Marzo 1952 è al servizio della musica rock, scrivendo di chi ce l’ha fatta, proponendo nuove band e segnalando eventi musicali. E questa settimana esce con una classifica mozzafiato sulle cento migliori canzoni degli anni ’60. C è dentro tutto! Tutto è nato da queste cento pietre miliari e chi è prima o seconda o ventesima non ha alcuna importanza, sono tutte da conoscere a memoria;

di seguito le prime 10:

10 – Marvin Gaye, “I heard it through the grapevine” ottobre 1968
9 – Bob Dylan, “Like a rolling stone” luglio 1965
8 – Elvis Presley, “Suspicious minds” agosto 1969
7 – Rolling Stones, “Sympathy for the devil” dicembre 1968
6 – Velvet Underground, “I’m waiting for the man” marzo 1967
5 – Shangri-Las, “Leader of the pack” giugno 1964
4 – Jimi Hendrix Experience, “All along the watchtower” settembre 1968
3 – Beach Boys, “Good vibrations” ottobre 1966
2 – Ronettes, “Be my baby” agosto 1963
1 – The Beatles, “A day in the life” giugno 1967

E qui il link della classifica completa: http://www.nme.com/list/100-best-songs-of-the-1960s/263950

The MOJOMATICS: “YOU ARE THE REASON FOR MY TROUBLES”

Esce oggi l’attesissimo “You Are The Reason For My Troubles”, quarto album dei Mojomatics, a quattro anni di distanza dall’ultimo disco di inediti. Leggete il titolo e preparatevi ad ascoltare tutto il contrario; il tema dell’amore è presente, forte, ma solo nei testi. La musica è una bomba e della parabola dell’amore ha solo il tratto finale, quello della felicità e della libertà dopo le pene.

Il disco è allegro, divertente, molto piacevole da ascoltare; la prima parte tira l’intero album con una ritmica incalzante, in continuità con gli album precedenti, mentre la seconda parte rallenta un attimo favorendo forse la melodia con parti più studiate. I Mojomatics conoscono molto il genere e si muovono ampiamente sfruttando ogni centimetro quadrato del campo del rock dei “sixties”. E come non accarezzare allora le melodie di Dylan o le pennate degli Stones, e tutto l’album è un continuo oscillare armonioso tra il sound UK, più trascinante, diretto e fresco e quello USA, più discorsivo, folk, ma forse più scontato.

Non c è una canzone che identifichi bene l’album, sono tutte ottime canzoni che variano una dall’altra ma sempre all’interno della cornice del rock anni sessanta. C è quella dichiaratamente country in tutto e per tutto come la traccia che dà il nome all’album, e quella dalle influenze più contemporanee come “Rain Is Digging My Grave” la più particolare del disco. C è quella in cui non riesci a stare fermo un secondo, come la traccia d’apertura “Behind The Trees”, oppure un omaggio neanche troppo celato ai Beatles “Ghost Story” traccia di chiusura del disco, ed ognuna di esse ha la sua particolarità.

Lasciando alle spalle i precedenti album in cui andavano a mille all’ora, i Mojomatics mantengono il genere ma suono, ritmi e melodia sono decisamente più ricercati. Ne esce un buon feeling con l’ascoltatore, quel genere di sensazione che genera fiducia incondizionata.

Quando si ascolta un buon gruppo rock e si scopre che i componenti sono solo tre si apprezzano ancora di più; i Mojomatics sono un duo, ma sembrano almeno il doppio; dal vivo trascinano il pubblico ed offrono uno show vivacissimo e in studio ricercano il suono accuratamente con ottimi risultati come, “You Are The Reason For My Troubles”.

sito ufficiale The Mojomatics: http://www.myspace.com/themojomatics

Davide Pinchiroli