Alessandro Grazian: Invito ai Naviganti, Armi – La recensione

alessandroAlessandro Grazian è un compositore dalla poetica piuttosto chiara. Sostiene per esempio che la vita restituisce quello che le hai dato, che c’è un prezzo per l’inettitudine, che ci sono due sbocchi possibili per i naviganti: o anneghi, o cammini. Intendiamoci, l’approccio è tutt’altro che “matematico”. E se è vero che di piccola rivoluzione si è spesso parlato, evidenziando che “Armi”, l’ultimo suo lavoro uscito lo scorso ottobre, è una creatura diversa dai dischi precedenti, più “cattiva” (e più rock), tuttavia non manca, anche in “Armi”, quell’ attitudine tipicamente romantica e decadente, che Grazian però mescola qui ad un inedito desiderio di riscatto, nutrito di forza di volontà, e di azione. “Sarà per il tuo viso in cui ti  riconosci sempre meno ora che non c’è verso di ritornare indietro a quando non te ne curavi (…); Sarà per le rovine stupefacenti che ti hanno sedotta e abbandonata  e adesso è tutto meno intenso di quello che credevi” (“Se tocca a te”): il tormento, dolce e maudìt, di percepirsi come foglie lanciate per aria da una forza imperscrutabile, trova un nuovo senso nella consapevolezza che, almeno in parte, diventiamo quello che decidiamo di costruire per noi stessi. E se non ce la facciamo, è anche colpa nostra. Di qui, l’invito ad affilare le “Armi”, quelle della Continua a leggere “Alessandro Grazian: Invito ai Naviganti, Armi – La recensione”

Sound & Comfort Winter Festival: Quando la città fa buona musica (di martedì)

IMG_0125Al Sound&Comfort Winter Festival, in rassegna lo scorso 29 gennaio al Teatro Martinitt (zona Lambrate), noi ci siamo arrivati da intrepidi (e trafelati) viaggiatori della notte metropolitana, già assordati dal traffico e dai fumi dell’inverno milanese, e ardentemente in attesa di buttarci alle spalle clacson e imprecazioni varie. Al calduccio, coccolati dalle poltroncine rosse, con un professionale colpetto di tosse ci siamo preparati all’ascolto di Alessandro Grazian, venuto con la sua band  a presentare  “Armi”, ultimo lavoro uscito nell’ottobre del 2012, e Umberto Maria Giardini (ex Moltheni), pure lui al rientro sulla scena, dopo quasi tre anni, con “La dieta dell’imperatrice”.

Quando Grazian sale sul palco, capiamo da subito che ci siamo incamminati su sonorità lontane dallo stile tendenzialmente cantautoriale al quale molte delle precedenti sue apparizioni ci avevano abituati. E’ il rock’n’roll bellezza, nella forma di un graffiante ed elettrico noise, che ricorda vagamente i Motorpsycho, puntellato di ballate evocative (Se tocca a te), e di temi ripetuti come mantra ossessivi (Non devi essere poetico mai). Il lavoro di Grazian è ben interpretato dagli ottimi musicisti che ne hanno condiviso la serata, Giovanni Calella al basso elettrico e Alessio Russo alla batteria, che poi a concerto finito ci lasciano intendere che peccato c’è stato poco tempo, durante il soundcheck, per creare un insieme strumentale ancora più pieno di così.

Ma si sa, succede quando sul palco ci si alterna in due, e la performance di Umberto Maria Giardini, benché pure venata dal sacro fuoco degli anni settanta (soprattutto per batteria e organo hammond), assume più i contorni di una ricerca che ha l’intento preciso di generare visioni, con sonorità spesso rarefatte e lente, senza però per questo uscire dai canoni del tipico modello del rock inglese.

Il risultato complessivo è che accendiamo l’ultima sigaretta prima di andar via con quasi tre ore di buona musica nelle orecchie, in un pigro e poco nottambulo martedì. Insomma… lode alla metropoli (e al Martinitt), quando offre buona musica di martedì! E passino (con moderazione) pure i clacson.

Margherita D’Andrea