Esordio deciso per i KEAM; un bel rock-prog-metal

Ci vuole un pò per inquadrare, se è possibile, i Keam; l’esordio discografico con l’album dal titolo omonimo è una piacevole e bella novità; all’inizio sembrano il classico gruppo metal, ma subito dopo capisci che non è così; osano di più, sono più raffinati, sono potenti, ti caricano ma senza dover farti necessariamente roteare la chioma. Sono duri ma piacevoli da ascoltare e non troppo di parte; è un continuo viaggiare su quella linea sottile che divide rock e metal, prediligendo l’uno o l’altro a seconda del momento. La chitarra usa quel tipo di distorsione e quella tipologia di accordi che ricordano il metal; cè poi la presenza del synth, anch’esso prerogativa fondamentale del genere, ma al posto di seguire temi propriamente metallari suona invece melodie diverse, da quelle che potremmo immaginarci. Sembra abbassare i toni alzati dalla chitarra e li riporta verso una melodia d’insieme più popolare. La canzone dopo succede il contrario. Il synth suona aggressivo e la chitarra smorza i toni, e questo succede anche all’interno dei singoli pezzi, tra strofa e ritornello ad esempio. Anche la voce prende ispirazione da più generi; il cantante canta in voce naturale senza dover fare acuti e raramente si sfoga con urli, peraltro eseguiti alla perfezione; insomma è una bella voce rock, arricchita con il giusto tocco d’effetti.

I Keam fanno qualcosa di innovativo che non c è in giro, senza eccedere o strafare. L’estetica della canzone è importante, una canzone deve essere indubbiamente bella, qualsiasi genere essa sia. I  gruppi che fanno questo fanno un passo avanti rispetto agli altri, se poi come i Keam fanno qualcosa in qualche modo di nuovo, i passi avanti diventano due.

Le dieci canzoni di cui il disco è composto sono tutte belle allo stesso modo, se pur ognuna di esse è ben definita. Citiamo la traccia d’apertura “7000 Dawns” con quella melodia orientale,  neanche troppo originale ma che ci sta benissimo, oppure il primo singolo estratto “The Secret” di cui è disponibile anche il video, o ancora “Robin’s Revenge” che regala meraviglia con l’entrata del pianoforte, ed anche “ShowDown” che parte molto aggressiva per poi cambiare. Ben riuscito anche il finale del disco, sulla fine dell’ultima traccia, con la presenza di una radio dal suono sporco, d’epoca, con la voce che gli va dietro molto bene.

La registrazione è di alta qualità, il disco è suonato con molta precisione e mixato molto bene. Strumentalmente sono ineccepibili; bella l’idea di mescolare tanti suoni ed effetti diversi sempre su una base rock. Ogni canzone ha il suo effetto strano e a volte il suo tema particolare. L’atmosfera corale che viene creata come sfondo non è mai prepotente, ma al punto giusto per ottenere un risultato corale comunque sempre elegante.

 

contatti: http://www.keam.it/, http://www.facebook.com/pages/Keam/182541891783510,

 

 

Davide Pinchiroli

the CHURCHILL OUTFIT: esordio con l'elegante psichedelia di tCO

Ci siamo presi un po’ di tempo per ascoltare il primo disco ufficiale dei the Churchill Outfit dal titolo tCO. In effetti il disco non è immediato, necessita di qualche ascolto in più per essere recepito, capito e inevitabilmente condiviso ed apprezzato.

Il disco si apre con “Tongue Like A Trigger”, una canzone dai toni psichedelici rivisti in chiave moderna, con intermezzi rock e con passaggi, caratterizzati dalla voce, tipici del Big Beat; ma poi tutto muta in continuazione, già la seconda traccia è differente come genere. “Faceless”, quarta traccia del disco, contiene numerosi richiami al Progressive Rock anni settanta, anche di stampo milanese. “Kaleidoscopic”, primo singolo estratto, di cui è già stato pubblicato anche il video, è il pezzo centrale, quello che descrive meglio l’album e forse punto d’incontro delle varie esperienze vissute pezzo dopo pezzo.  Quello che distingue l’intero disco è la forte sperimentazione, ma senza mai strafare o dilungarsi in digressioni che solo le menti annebbiate potrebbero seguire. A chi ascolta rock perché gli piace veramente e perché ha capito che, quando ti tocca l’anima, diventa la più efficace delle droghe, non può che amare questo disco.

I suoni, gli strumenti, gli effetti, i cori, sono quelli già sentiti negli ultimi cinquant’anni  ma vengono utilizzati ancora una volta in un modo propositivo, ricercato ed innovativo, come le note, o i giri di note, che possiamo ritrovare uguali in centinaia di canzoni ma che contribuiscono a rendere, ognuna di esse, unica, in grado di regalarci qualcosa. il disco riesce a generare tante emozioni diverse nell’ascoltatore, e tutte profonde e molto riflessive;  di certo non ti fa battere il piede a tempo, quello si addice meglio alle marcette o simili. Questo disco è decisamente molto di più. Curioso è anche il fatto che in alcuni pezzi, come “Scarlet Green“, la musica è molto aperta, lascia spazio all’ascoltatore di immaginarsi uno strumento o una melodia da inserire in alcuni punti, e qualsiasi essa sia, si inserisce comunque  bene. Questa è una caratteristica che accompagna tutto il disco, probabilmente data dal carattere sperimentale che il gruppo ricerca, ma che emerge fortemente in questo pezzo. Concludendo, tCO è un disco di ottima fattura, per intenditori e per veri amanti del rock. Come esordio, certamente, i the Churchill Outfit hanno fissato molto in alto l’asta dell’eccellenza; il futuro della musica italiana è roseo con i the Curchill Outfit; l’augurio è che arrivino e li ascoltino anche oltre Manica.

Siti tCO: http://www.thechurchilloutfit.com/http://www.myspace.com/thechurchilloutfithttp://it-it.facebook.com/thechurchilloutfit

 

Davide Pinchiroli